Effetto a lungo termine del rapporto carboidrati/grassi su Trigliceridi e Colesterolo in Ciclisti

Abbiamo già visto diverse volte che una dieta low fat/high carb porta ad aumentare i Trigliceridi nei sedentari, ma cosa avviene nel lungo periodo in atleti?

Uno studio ha esaminato 32 ciclisti allenati, essi sono stati divisi in due gruppi,

  • uno ha seguito una dieta ricca di grassi e povera di carboidrati (50% della calorie dai Grassi, 37% dai Carboidrati, 13% Proteine)
  • l’altro ha seguito una dieta povera di grassi e ricca di carboidrati (15% Grassi, 69% Carboidrati, 16% Proteine).

Lo studio è durato tre mesi.

Risultati

I cambiamenti nei lipidi e nelle lipoproteine non differivano significativamente tra i gruppi, gli unici cambiamenti significativi erano l’aumento del colesterolo totale e dei trigliceridi nel gruppo della dieta povera di grassi e ricca di carboidrati (i Trigliceridi sono passati da 91 a 112 mg/dl, parliamo quindi di un aumento del 23% in soli tre mesi).

La composizione corporea non differiva tra i gruppi.

Purtroppo non era disponibile il testo completo, quindi non possiamo conoscere i dettagli, immagino comunque che i Trigliceridi siano diminuiti nel gruppo high fat; in ogni caso poco importa, ho cercato questo studio giusto per dimostrare che l’ipertrigliceridemia stimolata dai carboidrati avviene anche in atleti, e anche sul lungo termine.

Naturalmente un atleta ha un fabbisogno di carboidrati aumentato rispetto a un sedentario, anche a parità di calorie, il sedentario non facendo attività fisica dovrebbe (perché in caso di inflessibilità metabolica non avviene) affidarsi all’ossidazione dei grassi, mentre un atleta in base all’intensità (sempre maggiore rispetto alla sedentarietà) ossida più carboidrati.

Conclusioni

Assumere fino al 50% di grassi nella dieta non porta a effetti negativi in ciclisti, al contrario una dieta col 70% di carboidrati porta ad aumentare pericolosamente i Trigliceridi.

Referenza

Effects of high fat versus high carbohydrate diets on plasma lipids and lipoproteins in endurance athletes.

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Effetto del rapporto carboidrati/grassi sul profilo Lipidico e sulle sottoclassi delle LDL

Esistono diverse sottoclassi delle Lipoproteine a Bassa Densità (Low Density Lipoprotein), esse si differenziano in termini di:

  • grandezza,
  • densità,
  • composizione lipidica,
  • carica elettrica
  • e proprietà patogene.

Le LDL piccole e a bassa densità sono associate ad un aumento del rischio di malattie cardiovascolari anche in presenza di concentrazioni plasmatiche di colesterolo nella norma (LDL-C).

Sono diverse le caratteristiche responsabili dell’aumentato rischio di malattie cardiovascolari a causa dell’aumento delle LDL piccole e dense:

  • maggior tendenza all’ossidazione
  • migliorata capacità di legarsi ai proteoglicani
  • tempo di residenza nel plasma più lungo
  • aumentata permeabilità nella barriera endoteliale

Uno studio interessante ha esaminato l’influenza di una dieta low fat/high carb o una dieta low carb/high fat sulla composizione delle LDL. Lo studio era randomizzato, doppio cieco, con un design di crossover.

Sono stati esaminati 12 uomini con un profilo lipidico plasmatico nella norma (età compresa tra 18 e 50 anni, BMI tra 20 e 30).

I soggetti hanno ricevuto casualmente una dieta low fat o high fat per 3 giorni, dopo due settimane in cui hanno ripreso la loro dieta abituale, i soggetti sono passati all’altra dieta.

Almeno due dei tre pasti dovevano essere consumati nell’istituto, gli eventuali pasti da consumare a casa erano sempre forniti dai ricercatori, i soggetti non potevano mangiare nient’altro al di fuori dei pasti preparati (questo fa in modo che la qualità/attendibilità dello studio sia molto elevata).

La dieta ricca di grassi rifletteva il più possibile l’attuale dieta degli uomini nord americani, mentre quella low fat rappresentava le raccomandazioni del programma di educazione nazionale del colesterolo.

Composizione delle due diete

Entrambe le diete erano identiche in termini di menù, calorie, proteine, fibre, grassi mono e polinsaturi; l’unica differenza era il contenuto di grassi saturi e di carboidrati. Anche la quantità di verdure, proteine animali, fibre solubili e insolubili era identica.

Come si nota dall’immagine le due diete differivano solamente in 2 variabili: l’apporto di grassi saturi (maggiore del 7% nella dieta ricca di grassi), e l’apporto di carboidrati (inferiore del 12% nella dieta ricca di grassi); in altri termini la riduzione dell’apporto di carboidrati è stata bilanciata da un aumento dei grassi saturi.

Dato che l’aumento dei grassi è stato ottenuto esclusivamente incrementando quelli saturi, possiamo tranquillamente dire che quelli che vedremo saranno i risultati di incrementare i grassi saturi e di ridurre i carboidrati.

Da notare che le differenze tra le diete non erano così significative, parliamo solamente del 10% in meno di carboidrati e del 7% in più di grassi saturi; quindi con differenze più significative anche i le differenze nei risultati, a loro volta, sarebbero state più significative.

Risultati

Le caratteristiche iniziali dei soggetti sono mostrati nella tabella qui sotto:

Risultati Generali

La dieta povera di grassi, in soli tre giorni:

  • ha ridotto il Colesterolo Totale
  • ha ridotto il Colesterolo HDL
  • ha ridotto il Colesterolo LDL
  • ha aumentato i Trigliceridi

La dieta ricca di grassi

  • ha aumentato il Colesterolo Totale (4.45 vs 4.78 mmol/L),
  • ha aumentato il Colesterolo LDL (2.48 vs 2.90 mmol/L),
  • ha aumentato il Colesterolo HDL (1.29 vs 1.41 mmol/L)
  • ha ridotto i Trigliceridi (1.48 vs 1.01 mmol/L)
  • ha ridotto i livelli di apoB-48 a digiuno (9.6 vs 5.8 mg/L) (l’apoB-48 riflette il numero di particelle LDL, LDL-p; infatti l’LDL-c da solo non dice nulla sul rischio cardiovascolare, a parità di LDL-c lpindividuo con l’LDL-p e quindi l’apoB inferiore avrà un rischio inferiore di malattie cardiovascolari).
  • ha ridotto i livelli di insulina
  • ha ridotto le concentrazioni di acidi grassi liberi
  • ha incrementato significativamente la massa del CEPT (1.20 vs 1.34 μg/mL).

La dieta ricca di grassi non ha avuto un influenza significativa sui livelli di apo-B e apoA-I.

Profilo delle LDL

La dieta low fat ha:

  • aumentato la proporzione delle particelle Piccole

La dieta ricca di grassi ha:

  • aumentato la grandezza delle particelle LDL
  • aumentato la proporzione delle particelle Grandi
  • aumentato la proporzione delle particelle Medie
  • ridotto la proporzione delle particelle Piccole

Le concentrazioni  di colesterolo delle particelle LDL medie e grandi è aumentata con la dieta high fat, ma non si è verificato alcun cambiamento nelle concentrazioni di colesterolo nelle particelle LDL piccole e dense.

La dieta ricca di grassi ha aumentato significativamente la grandezza delle LDL di 0.9 Å rispetto a quella povera di grassi, mentre non c’erano cambiamenti nell’LDL-PPD.

E’ stata trovata un’associazione negativa tra i cambiamenti nei livelli di trigliceridi e i cambiamenti nelle concentrazioni di LDL-PPD.

Ridurre i Trigliceridi aumenta la Grandezza delle LDL/Aumentarli riduce la grandezza delle LDL

E’ stata osservata un’associazione positiva tra i cambiamenti nella percentuale delle LDL piccole e il concomitante cambiamento nei livelli di trigliceridi, all’aumentare dei Trigliceridi aumentano anche le LDL piccole.

Mentre la riduzione dei livelli di Trigliceridi seguendo la dieta ricca di Grassi era associata all’aumento della grandezza delle LDL e a una diminuzione della proporzione delle LDL piccole.

L’aumento del colesterolo dovuto alla dieta Ricca di Grassi è dovuto alla formazione di LDL grandi, infatti studi precedenti hanno mostrato che una dieta ricca di Grassi aumenta le concentrazioni plasmatiche di CEPT, ed è stato suggerito che l’incremento di quest’ultimo ha determinato l’aumento del colesterolo LDL.

Mentre la riduzione del Colesterolo dovuto alla dieta povera di grassi, ha portato a uno shift da particelle LDL grandi e ricche di Colesterolo a particelle piccole prive di Colesterolo

L’accumulo degli effetti nel tempo di diversi pasti portano agli effetti riscontrati

Studi precedenti hanno indicato che un singolo pasto non modula significativamente la grandezza delle LDL, suggerendo quindi che gli effetti riscontrati sulla grandezza delle LDL non sono il risultato dell’ultimo pasto, ma invece sono effetti cumulativi dell’intervento dietetico a breve termine.

Fatti da prendere in Considerazione

Il fattore di rischio più importante per le malattie Cardiovascolari è il rapporto Trigliceridi/HDL; il valore iniziale (prima che iniziasse lo studio) dei soggetti era 1,92, con la dieta povera di grassi è passato a 2,67, mentre con la dieta ricca di grassi è passato a 1,64.

Maggiore è questo rapporto maggiore è il rischio di incorrere in malattie cardiovascolari, quindi una dieta povera di grassi e ricca di carboidrati porta ad aumentare il rischio di MC del 60% rispetto a una dieta col solo 10% in meno di Carboidrati e col solo 7% in più di grassi Saturi.

Conclusioni

Aumentare l’apporto di grassi saturi porta ad aumentare le LDL grandi e medie, senza modificare le LDL piccole e dense; ridurre l’apporto di Carboidrati porta a ridurre le concentrazioni di Trigliceridi e di Insulina a digiuno.

Aumentare l’apporto di Carboidrati porta ad aumentare le concentrazioni di Trigliceridi, a ridurre il Colesterolo LDL facendolo shiftare verso particelle piccole e dense.

 

Referenze

Effect of short-term low- and high-fat diets on low-density lipoprotein particle size in normolipidemic subjects.

 

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Alimentazione a Tempo Limitato (TRF)

L’alimentazione a tempo limitato (Time Restricted Feeding) è una delle due grandi categorie di Digiuno Intermittente, prevede di restringere la porzione della giornata in cui mangiamo, o in altri termini di ridurre la finestra di alimentazione.

Al giorno d’oggi si tende spesso a fare un grande numero di pasti durante la giornata, e la finestra di alimentazione è molto ampia, spesso si mangia da appena svegli a poco prima di andare a letto (con il pre-nanna).

Alcuni oltre a mangiare tutto il giorno hanno anche dei ritmi sonno-veglia totalmente desicronizzati con quelli luce-buio.

Il TRF, insieme a una sincronizzazione dei ritmi circadiani, porta a notevoli miglioramento per la salute.

Anni fa mangiavamo solo di giorno, e dormivamo solo la notte, oggi invece (anche a causa dell’invenzione della luce artificiale) mangiavo sia di notte che di giorno e c’è anche chi dorme di giorno, e chi per di più cambia di continuo le sue abitudini.

Il TRF ci offre la possibilità, almeno sul lato alimentazione, di mangiare secondo natura, in base ai ritmi circadiani.

Uno studio ha voluto esaminare l’influenza a breve termine di un eTRF (early time restricted feeding), ovvero un protocollo di TRF che portava a una riduzione della finestra di alimentazione riducendo le ore nella seconda parte della giornata, essenzialmente i soggetti dalle 14:00 in poi non hanno più mangiato.

l’eTRF ha migliorato la capacità dei soggetti di bruciare grassi, e ha ridotto le oscillazione nella fame percepita, due fattori molto importanti per un dimagrimento di successo.

Mangiare tra le 8:00 e le 14:00 (sei ore totali di alimentazione) seguito da 18 ore di digiuno al giorno ha permesso di ossidare più grassi e controllare meglio i livelli di appetito dall’inizio alla fine della giornata rispetto a mangiare dalle 8:00 alle 20:00, che è la finestra di alimentazione media per la maggior parte delle persone.

Nei topi studi sull’eTRF hanno trovato che riduce la massa grassa e riduce il rischio di malattie croniche.

Peterson e colleghi hanno seguito undici soggetti sovrappeso o obesi nel corso di 4 giorni di alimentazione tra le 8 e le 14 i quali pois sono passati a 4 giorni di alimentazione tra le 8 e le 20.

I soggetti hanno consmato lo stesso numero di calorie durante entrambe le fasi.

Questo studio suggerisce quindi che saltare la cena e gli spuntini serali può aiutare nella perdita di peso.

Il corpo umano ha un orologio biologico, e molti aspetti del metabolismo funzionano al meglio al mattino. Pertanto, alimentarsi in allineamento con l’orologio circadiano del corpo mangiando presto può influenzare positivamente la salute.

L’eTRF anche non ha influenzato il numero di calorie bruciate durante il giorno (1807 vs 1789 kcal/giorno) anche se ha aumentato l’effetto termico del cibo (TEF), ma ha ridotto le oscillazioni giornaliere nella fame percepita e ha aumentato l’ossidazione dei grassi durante diverse ore notturne. Ha modificato il modello di 24 ore del quoziente respiratorio (RQ), il che prova che i soggetti hanno sperimentato una maggior ossidazione dei grassi per diverse ore durante la notte, in parallelo con una tendenza verso un’aumentata ossidazione delle proteine (81,5 vs 65 g/giorno). Ha anche migliorato la flessibilità metabolica, la quale è la capacità del corpo di passare tra l’ossidazione dei carboidrati e quella dei grassi.

I soggetti erano 11 (BMI: 25-35 kg/m2) età 20-45 anni (età media: 32 anni)

Questi risultati preliminari suggeriscono per la prima volta negli umani cosa si era sempre verificato in modelli animali-ovvero che la tempistica dell’alimentazione durante il giorno ha un impatto sul nostro metabolismo. Con ulteriori ricerche sull’eTRF sugli umani, si potrà creare un quadro più completo su se questo metodo può aiutare a prevenire e trattare l’obesità.

Considerazioni Personali

Non c’è dubbio che il Timing dell’alimentazione abbia un’influenza incredibile, io credo

  • che si preferibile aver terminato di mangiare prima che sia notte
  • ridurre la finestra di alimentazione giornaliera, quindi prolungando il digiuno notturno.

Contrariamente a quanto hanno fatto intendere gli autori, ovvero che non solo il TRF ma proprio l’eTRF, in altri termini non solo l’alimentazione ristretta ma anche il fatto che questa finestra di alimentazione fosse nella prima parte della giornata, io credo che anche se fosse stata nella seconda parte della giornata si sarebbero verificati gli stessi miglioramenti.

A parer mio, i due requisiti da soddisfare sono: TRF e evitare di mangiare di notte. Ma per ottenere un vantaggio significativo in più considero l’allenamento a digiuno un’arma potentissima; quindi hai due scelte: o ti alzi, ti alleni e segui la tua alimentazione ristretta nella prima parte della giornata, oppure ti svegli (presto), e dopo alcune ore ti alleni e poi segui la tua alimentazione ristretta ma sempre nei limiti del giorno (non di notte), in altri termini trasli la finestra di alimentazione verso la seconda parte della giornata.

Si potrebbe fare per esempio una finestra di alimentazione tra le 12 e le 20, o tra le 16 e le 20 (quest’ultima devastante).

Importantissimo il miglioramento della flessibilità metabolica, un’inflessibilità metabolica porta a obesità. Il TRF la migliora, quindi il TRF combatte l’obesità.

Il TRF è un metodo che: riduce l’apporto calorico, migliora la flessibilità metabolica, evita l’adattamento metabolico che fa rallentare il metabolismo, permette un maggior risparmio delle proteine muscolari a causa della migliore flessibilità metabolica, migliora la sensibilità all’insulina e apporta tutti i miglioramento del digiuno intermittente,

Va precisato che le diete erano normocaloriche, e lo studio è durato solamente 8 giorni. Nel mondo reale se restringi la finestra di alimentazione assumi spontaneamente meno calorie, e quindi il TRF porta a un dimagrimento (leggi anche questo articolo per conoscere un protocollo interessante di TRF).

Gli studi infatti hanno mostrato che non mangiare tra le 19:00 e le 06:00 porta a perdere o,25 kg a settimana, ls stessa perduta di peso si è verificata in alcune donne che hanno saltato la colazione per un mese (meno 1 kg in un mese).

Naturalmente più restringiamo la finestra di alimentazione, maggiore sarà il deficit calorico che instaureremo spontaneamente, per esempio uno studio su atleti ha mostrato che un digiuno 20/4 porta a ridurre l’apporto calorico di 676 kcal; in un mese sono 2,8 kg di GRASSO  in meno; gli studi precedenti mostravano solo il peso! Quindi anche se continuano a martellarci che dobbiamo mangiare frequentemente, nonostante nella nostra storia non lo abbiamo mai fatto, i cacciatori raccoglitori di oggi non lo fanno, gli animali selvatici non lo fanno (il leone mangia 2-3 volte a settimana). Quindi: saltare i pasti fa dimagrire se abbinato a un allenamento con sovraccarichi e un apporto proteico sufficiente, che mantengano la massa magra.

Messaggio da portare a casa

Referenze

Time-restricted feeding study shows promise in helping people shed body fat

Skipping Dinner or Eating Early May Help Reduce Appetite and Oxidize Fat

Time-restricted eating increases fat oxidation, reduces appetite swings

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Quali sono le fonti Proteiche più sazianti?

Le Proteine sono il macronutriente più saziante, oramai nella letteratura viene riconosciuta la loro grande importanza nel dimagrimento e nella regolazione del peso corporeo. Possono svolgere quindi un ruolo significativo nell’evitare un’assunzione eccessiva di calorie nel corso della giornata con conseguente ingrassamento.

Anche se devo dirla tutta, non dovrebbe essercene bisogno dal momento che se si eliminano le vere cause dell’obesità, quest’ultima appunto sarà solamente un ricordo; e quali sono le vere cause? La vera causa dell’obesità è lo stravolgimento del nostro stile di vita, con un DNA adatto ancora alla vita del paleolitico.

Nella nostra alimentazione consumiamo numerose fonti di proteine, tuttavia può essere utile conoscere quali sono le fonti proteiche più sazianti e che permettano di ridurre maggiormente le calorie assunte a seguito del pasto proteico.

Un interessante studio ha voluto determinare gli effetti acuti di 4 differenti fonti proteiche: proteine del siero del latte (whey), tonno, tacchino e albumina, su:

  • glicemia
  • insulinemia
  • appetito
  • assunzione calorica nel pasto successivo.

Lo studio era randomizzato, singolo cieco con un design di crossover, lo hanno completato 22 uomini di età compresa tra 18 e 30, normopeso e in salute.

*singolo cieco significa che i soggetti non sono stati divisi in diversi gruppi, come accade nel doppio o triplo cieco (2 e 3 gruppi diversi rispettivamente), mentre design di crossover significa che i soggetti cambiavano l’intervento seguito, appunto perché non erano divisi in gruppi e le fonti proteiche da esaminare erano 4.

Sono stati esclusi i fumatori, diabetici, chi aveva malattie renali, ipotiroidismo e ipertensione, gli alcolisti, chi assumeva più del 30% delle calorie da proteine, chi usava steroidi, chi ha avuto problemi cardiovascolari ecc ecc.

I soggetti, a seguito di una visita iniziale, si sono recati all’università di Curtin in 4 occasioni diverse (essendo 4 le fonti da testare), con un periodo di washout (di pausa) di una settimana tra ogni visita.

Ai soggetti è stato chiesto di seguire le loro normali abitudini alimentari, d evitare un’attività fisica rigorosa e di completare un diario alimentare della loro alimentazione usuale 3 giorni prima di ogni intervento.

In ognuna delle quattro occasioni, i soggetti sono arrivati all’università alle 07:00 (in macchina per minimizzare l’attività fisica) dopo 10-12 ore di digiuno.  Sono stati raccolti i campioni di sangue, è stato consumato il pasto liquido del test e i campioni di sangue sono stati raccolti ogni 30 minuti per 2 ore, e per le 2 ore successive ogni ora.

In ognuna delle 4 occasioni i soggetti hanno consumato un pasto liquido da testare diverso, contenente:

  • tonno,
  • tacchino,
  • whey
  • albumina d’uovo.

Le fonti di proteine consistevano di tonno in scatola scolato, tacchino precotto a fette, whey protein isolate e albumina d’uovo liquida.

Le quattro fonti di proteine erano finemente frullate usando un robot da cucina e mischiate con cioccolato in polvere, olio di colza, e acqua per assicurare che tutti i pasti avessero la stessa quantità di proteine, grassi, carboidrati e lo stesso contenuto calorico, così come lo stesso peso. I pasti da testare erano uguagliati il più possibile per quanto riguarda l’aspetto, la consistenza, e il sapore.

Per quantificare la potenziale riduzione dell’apporto calorico ad libitum a seguito dell’assunzione delle diverso fonti proteiche, quattro ore dopo il pasto ai soggetti è stato offerto un pasto a buffet, che consisteva in un vassoio di sandwiches (contenenti alimenti sazianti come tonno, formaggio e pollo), frutta (mela, arancia, banana), succo di frutta e yogurt.

Ai soggetti è stato detto di mangiare fino a quando essi si sentivano agevolmente sazi li sono state concessi 30 minuti per consumare il pasto.

Risultati

Non c’erano differenze significative nell’assunzione di calorie e macronutrienti nei 3 giorni precedenti gli interventi.

Risposta Glicemica

La glicemia postprandiale (dopo il pasto) è aumentata dopo l’assunzione del tonno, del tacchino e delle uova; e ha raggiunto il picco a 30 minuti dal pasto.

Tuttavia a 30 minuti, le proteine whey hanno causato una significativa riduzione della glicemica (4·59 mmol/l) rispetto al tonno (5·39 mmol/l), al tacchino (5·49 mmol/l) e alle uova (5·45 mmol/l) ma soprattutto rispetto ai valori iniziali.

60 minuti dopo il pasto, la risposta glicemia relativa alle proteine whey (3·70 mmol/l) era significativamente inferiore a quella con i pasti a base di tacchino e uova (4·56 mmol/l; e 4·47 mmol/l; rispettivamente), ma non era inferiore a quella con il pasto a base di tonno (3·87 mmol/l).

Nei minuti successivi i valori glicemici erano simili tra i pasti.

L’AUC* per la glicemia invece era significativamente inferiore con le proteine whey (8·69) rispetto ai pasti con tacchino (9·62) e uova (9·63), ma non era inferiore di quella con il pasto con tonno (9·24).

L’innalzamento della glicemia era praticamente identica tra tacchino e uovo.

Quindi, complessivamente, le whey sono le proteine che hanno portato al minor innalzamento glicemico, a seguire abbiamo il tonno, il tacchino e l’uovo.

l’AUC sta per area under the curve, dove la curva è la variazione dei valori della glicemia nel tempo in questo caso; vedi il grafico.

Risposta Insulinica

Per quanto riguarda l’insulina è avvenuto più o meno il processo inverso (nel senso che le whey sono quelle che l’hanno innalzata di più e le uova quelle che l’hanno innalzata di meno).

Tutte le proteine hanno aumentato i livelli postprandiali di Insulina, e hanno raggiunto il picco a 3 minuti dal pasto e poi sono diminuiti.

La risposta insulinica postprandiale 30 e 60 minuti dopo il pasto con le whey (48·6 e 20·6 pmol/l, rispettivamente) era significativamente più alta di quella con i pasti a base di tonno (36·4 e 11·7 pmol/l, rispettivamente), tacchino (21·7 e 14·8 pmol/l; rispettivamente) e uova (21·8 e 10·1 pmol/l; rispettivamente); ma a 90 minuti, solo le proteine whey hanno mostrato valori significativamente più alti (15·7 pmol/l) di quelli del tacchino (12·5 pmol/l) e delle uova (9·1 pmol/l).

La risposta insulinica postprandiale con il pasto del tonno (36·4 pmol/l) era significativamente più alta a 30 minuti di quella con il tacchino (21·7 pmol/l) e l’uovo (21·8 pmol/l), ma non era più elevata in qualsiasi altro punto. La risposta insulinica postprandiale con il tacchino era significativamente più alta di quella con le uova a 60 (14·8  v. 10·1 pmol/l), 90 (12·5  v. 9·1 pmol/l) e 120 (12·3 v. 9·8 pmol/l) minuti.

L’AUC per l’insulina, era significativamente più alta con le proteine whey (46·73) rispetto al tonno (34·41), al tacchino (29·69) e all’uovo (23·09); era quindi significativamente maggiore per il tonno rispetto al tacchino e all’uovo, così come era significativamente maggiore per il tacchino rispetto all’uovo.

Fame

L’AUC per i valori di fame della VAS (scala analogica visiva) erano significativamente inferiori con le whey (174·6) rispetto al tonno (201·6), al tacchino (237·0) e all’uovo (253·6), il tonno ha però mostrato valori significativamente inferiori al tacchino e all’uovo.

Consumo di cibo futuro

Similmente, l’AUC per i livelli dell’aspirante consumo di cibo della VAS erano significativamente inferiori con le whey (162·1) che con il tonno (192·5), tacchino (225·7) e uovo (244·9), con il tonno che ha mostrato valori significativamente inferiori rispetto al tacchino e l’uovo.

Sazietà

L’AUC per i valori della sazietà della VAS erano significativamente più elevati con le whey (238·75) e col tonno (234·32) rispetto al tacchino (205·36) e all’uovo (198·1), non sono state osservate differenze tra le whey e il tonno così come tra il tacchino e l’uovo.

Assunzione Calorica

L’assunzione calorica media nel pasto ad libitum era significativamente inferiore con le proteine whey rispetto al tonno, alle uova e al tacchino (705 kcal rispetto a 782, 840, 844 rispettivamente).

L’assunzione calorica media nel pasto ad libitum era significativamente inferiore con il tonno rispetto all’uovo e al tacchino.

Analisi di correlazione hanno indicato che la fame postprandiale era positivamente associata col desiderio di mangiare e l’assunzione calorica, ed era negativamente associata con la sazietà e l’insulina.

La sazietà era positivamente associata con l’insulina postprandiale e negativamente associata con il desidero di mangiare postprandiale e l’assunzione calorica.

Il desiderio di mangiare era negativamente associato all’assunzione calorica e con l’insulina. Le analisi di correlazione hanno mostrato una significativa correlazione tra le misurazioni di insulina e dell’assunzione calorica.

Precisazione

Non si possono generalizzare i risultati di questo studio ad altri gruppi di popolazione come le donne o gli individui sovrappeso/obesi, questi gruppi dovranno infatti essere studiati direttamente. Gli individui sovrappeso potrebbero mostrare rispose metaboliche differenti rispetto agli individui magri a causa della maggior adiposità e al basso grado di infiammazione sistemica spesso associata all’obesità e alle malattie croniche. La quantità di insulina secreta è in proporzione alla quantità di grasso corporeo in assenza di innalzamento glicemico, pertanto individui sovrappeso i quali sono insulinoresitenti o iperinsulinici possono produrre risposte diverse rispetto agli individui più magri a causa dell’effetto di diverse concentrazioni insuliniche sulla regolazione dell’appetito.

Considerazioni Personali

Preciso che lo studio si riferisce a una sazietà prettamente chimica, ma nella realtà gioca un ruolo anche quella meccanica.

Una limitazione infatti è le proteine esaminate erano tutte liquide, e non si può dire se l’assunzione calorica, l’appetito, la risposta insulinica e glicemica fossero simili se fossero stati consumati dei cibi solidi. L’utilizzo della forma liquida è dovuta alla necessità di non influenzare i soggetti, non dovevano sapere quale fosse la fonte proteica, e inoltre può essere stato utile per esaminare esclusivamente e quindi senza fattori confondenti le risposte fisiologiche (rendendo lo studio più attendibile), perché per esempio i cibi solidi potrebbero portare più facilmente a una sazietà rispetto a quelli liquidi.

Sarebbe interessante effettuarlo con la forma reale in cui si trovano tali alimenti, in modo da rappresentare perfettamente le situazioni reali.

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